Via Cesare Battisti: “Lóla, ma quella foto è di quando eri morta?”

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La casa in cui abitava Lóla, proprio accanto alla nostra, era una casa di signori.

In realtà non era arredata in modo lussuoso, ma aveva al suo interno mobili, oggetti, carichi di storia.

Carichi della storia della famiglia.

Nella sala da pranzo c’erano dei bei mobili: un tavolo per gli ospiti importanti, una vetrina ed un mobile lungo, nei quali era conservato il servizio “buono” e l’argenteria, come in tutte le case borghesi di quegli anni.

Un piccolo divano dallo schienale ricurvo, con una tappezzeria floreale ed un piccolo tavolino, sul quale erano poggiate le foto di famiglia.

Ovviamente c’era anche un bel caminetto, molto elegante, anche lui.

Nella mia casa non c’era nulla di tutto questo. Certo, anche noi avevamo una sala da pranzo, con dei mobili, un tavolo, ma non era una stanza silenziosa, chiusa ed in perfetto ordine, pronta ad accogliere gli ospiti che si fossero trovati a passare da quelle parti.

Noi bambini e tutto il resto della famiglia vivevamo tutto il giorno in quella sala ed il disordine era perenne.

Così come il caos.

Quando, poi, mio nonno venne ad abitare con noi, in un angolo venne messo il letto per farlo dormire. Una cosa che io odiavo.

Di certo quella era una stanza poco attraente. Infatti mi vergognavo, all’idea che potesse arrivare qualcuno ed avesse modo di vedere quel disordine insopportabile.

Meglio l’altra casa.

Meglio “quella” sala da pranzo.

A me piaceva moltissimo passare il tempo, quando Lóla  me lo permetteva, a guardare gli oggetti di quella stanza. Se lei aveva da spolverare, la seguivo passo passo.

Dovevo solo attenermi al divieto di toccare, anche la più piccola cosa.

“Non toccare, perché tu hai le mani di ferro!” – intimava. E io obbedivo. Quasi sempre.

Sul tavolo, poggiato sopra un elegante centro, si trovava un soprammobile, che a me pareva un oggetto di straordinaria bellezza: si trattava di un piatto ovale dagli alti bordi.

Ai lati si trovava la statuina di un fanciullo nudo che sembrava arrampicarsi, cercando di catturare una farfalla che era stata collocata proprio dalla parte opposta.

Mi affascinavano, però, in particolare, le foto di famiglia: noi non ne avevamo.

Non che non avessimo delle foto. Non molte, ma c’erano. Venivano custodite, tuttavia, dentro un album e non avevamo né cornici in cui collocarle, né tavolini eleganti su cui poggiarle.

Sul tavolo della stanza di Lóla si poteva vedere una piccola foto in cui lei ed il marito, l’Ingegnere, erano stati ritratti nel giorno delle nozze. Lei non indossava, però, l’abito bianco.

Forse perché lui era alle sue seconde nozze? Chissà!

C’era, poi, l’immagine della mamma di Lóla, una vecchietta raggrinzita, morta da diversi anni. Vicino a questa, si trovava quella di un’altra persona della famiglia, scomparsa anch’essa ormai da parecchio tempo, il fratello dell’Ingegnere.

Accanto a queste si trovava, poi, dentro una cornice d’argento, una grande foto di una donna sorridente, dal volto ricoperto di lentiggini chiare.

Di ognuna di quelle persone ritratte mi facevo raccontare, sempre, tutti i particolari, le storie,  anche se, in realtà, li conoscevo a memoria.

“Chi è quella donna, Lóla?” – le chiedevo spesso, seguendo il solito nostro rito, indicando la grande cornice.

“Quella sono io.” – mi rispondeva.

“Ma eri tu quando eri morta?” – chiedevo ogni volta.

A questa mia osservazione si metteva sempre a ridere.

“Ma no, sciocchina, sono io da ragazza, prima di sposarmi!”

Evidentemente tutte quelle foto di defunti mi rendevano impossibile credere che quella sul tavolo fosse l’immagine di una persona ancora in vita.

Quello che mi ha lasciato sempre perplessa è stato sempre il fatto che la bambina che ero a quei tempi potesse credere come possibili due eventi in evidente contrasto tra loro: che la foto ritraesse una persona morta e che quella stessa morta potesse starsene tranquillamente a chiacchierare con me in quel momento.

Ora so che nella mente dei bambini piccoli le contraddizioni non sempre sono tali. Alfa e omega possono convivere senza troppi problemi.

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